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La band si forma nel 2004 dal fortuito incontro di Damiano (voce e batteria) con Aldo (voce e chitarra) e Fulvio (basso) in una cornetteria in piena notte. La prima idea era quella di metter su una tribute band di Jimi Hendrix ma tra una prova e l’altra l’obiettivo cambia. Tutti e tre sentono la necessità di lavorare su materiale inedito e così nascono i primi brani con venature poppeggianti. In pochi mesi mettono su un repertorio che portano in giro nei locali di Messina e provincia. Nel 2006 pubblicano due demo: il primo, Isteria, registrato presso l’Imago Sound di Messina, dove sono presenti i primi brani scritti dalla band, un ep di rock leggero con testi impegnati, il secondo, [g]riot, registrato in tre notti con la produzione di Andrea Balestra (Berklee Academy of Boston), contenente tre nuovi brani molto più rock rispetto ai precedenti. Nello stesso anno la band si presenta a vari concorsi musicali, viene ospitata in alcune radio locali ed brani inseriti nei loro palinsesti. Nel 2007 la band parte per un mini tour che tocca Catania, la Calabria, la provincia di Napoli e Bologna. Dopo l’esibizione al V-day organizzato a Messina, la band entra in studio per registrare il suo primo full-lenght che conterrà dieci brani, tra nuove e vecchie canzoni riarrangiate, lasciandosi alle spalle la malinconia pop e dando spazio all’impatto e alla grinta prorompente del rock, che loro chiamano bastard. Il nome Tiresia s’ispira a quello di un indovino cieco, appartenente all’immaginario mitologico greco, in quanto lo accomuna alla band per una certa oscurità, un certo modo di rapportarsi alla vita subliminale, contaminata da eventi quotidiani negativi, vicini e lontani da noi, che ogni giorno ci condizionano nel modo di affrontare le cose, aumentando la nostra soglia di dolore e di sopportazione, allontanandoci da ogni senso emotivo e portandoci a banalizzare ciò che abbiamo attorno, rendendo cieco il nostro subconscio. Le canzoni parlano proprio di questo, toccando luoghi e fatti sia della loro provincia, sia del mondo, senza la presunzione di profetizzare, ma semplicemente di narrare i fatti, sia personali che della collettività, mettendo a nudo riflessioni ed emotività, spaziando quindi tra i generi musicali ma mantenendo sempre un’impronta hard-rock, il genere a loro più caro da sempre
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