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Patti Smith: la forza delle emozioni |
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Scritto da Francesco Rossetti
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Dopo anni di silenzio, la regina del rock è tornata a far parlare di sé. Attivista del Green Party, il movimento ecologista americano, si è schierata contro la guerra in Iraq e a favore della moratoria sulla pena di morte. Il suo credo è l’amore, come unica forza capace di vincere le battaglie della vita
Eroina dell’avanguardia rock-letteraria newyorkese, “poetessa del punk” come è stata definita, Patti Smith ha incarnato nel modo migliore il ribellismo giovanile della sua generazione. Recentemente, dopo anni di silenzio è tornata a far parlare di sé.
E non ha smesso di stupire.
La rivista americana Rolling Stone ha incluso Patti Smith nella classifica dei primi cinquanta artisti “immortali” di ogni tempo. Sono bastati un paio di album alla fine degli anni 70 per fare di lei, fra ossessione e sperimentalismo, un mito del rock contemporaneo.
In lei convivono l’eredità di una stagione creativa ineguagliabile e le esperienze di una vita costellata di emozioni forti.
Il suo contributo più significativo alla storia della musica rock è stato, probabilmente, quello di integrare la poetica beat, ispirata ad Allen Ginsberg, con il garage rock dei precursori di Kurt Cobain.
Per Patti Smith la parola non è mai stata meno importante della musica, ma l’occasione per dire qualcosa al pubblico dando voce alle sue doti poetiche, che hanno pochi eguali nel panorama del rock. Artista “impegnata”, Patti Smith è sempre stata un’attenta osservatrice della contemporaneità, pronta a votarsi all’impegno civile per le cause in cui maggiormente ha creduto e che ancora oggi continua a sostenere.
Attivista del Green Party, il movimento ecologista americano, e sostenitrice di Ralph Nader, il paladino dei diritti dei consumatori, non ha nascosto la sua contrarietà alla guerra in Iraq e, più in generale, alla politica estera americana dell'amministrazione Bush.
Da ultimo, si è entusiasmata per il recente voto dell’assemblea generale dell'Onu a favore della moratoria sulla pena di morte.
(Davide Gianluca Bianchi)
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